21 maggio 2008

scoprire la logica aperta della mente



L'attuale fase delle neuroscienze ripropone la domanda di una visione unitaria della mente, all'interno della quale poter collocare i molti tasselli di un puzzle che appare sempre più complicato. Quali sono le relazioni tra mente e cervello? E tra mente e mondo fisico? Che tipo di informazione entra in gioco nei processi cognitivi?Infine, è possibile una teoria della coscienza?

"La Logica aperta della Mente" è un viaggio nei territori della complessità per comprendere "come la mente costruisce il mondo": un viaggio nel quale si intrecciano filosofia, scienze cognitive, intelligenza artificiale, neuroscienze e fisica dell'emergenza recuperando la centralità irriducibile della coscienza nel processo cognitivo.

Il testo di Ignazio Licata, fisico teorico ed epistemologo, Direttore dell'Institute for Scientific Methodology di Palermo, offre la possibilità di una riflessione critica sul ruolo della scienza nella cultura contemporanea.


questo libro mi incuriosice molto
a cominciare dalla copertina
che è la porta dei desideri

- il titolo la logica aperta della mente
mi fa pensare alle infinite possibilità della nostra mente

- l'immagine twistor
opera di teresa iaria e logo dell'ISEM
mi fa riflettere sul connubio tra scienza e arte
espressioni profonde della nostra attività cognitiva

- l'autore ignazio licata
è firmatario del manifesto della scienza semplice

incuriosita ho cominciato a leggerlo
e alcuni passaggi mi hanno fatto pensare alle mappe mentali
che permettono un'apertura del pensiero
non solo logico-verbale, ma anche visuo-spaziale

(...) Questo mutamento prospettico ha mostrato i limti dell’approccio riduzionista ed ha aperto alla fisica nuovi campi d’indagine in cui l’attenzione è rivolta ai comportamenti collettivi, all’architettura globale del sistema e alla dinamica dell’organizzazione che permette la comparsa di strutture non banalmente riconducibili ai costituenti elementari.

Al riduzionismo si è affiancata una nuova sensibilità metodologica ispirata ad un rinnovato interesse per l’epistemologia costruttivista e per l’approccio sistemico e cibernetico, in cui non si considera più la conoscenza come un’attività che procede dall’analisi dei “mattoni” del mondo ai sistemi più complessi con un processo lineare di accumulazione di informazioni, ma viene pensata come l’adozione di una pluralità di strategie cognitive che considerano in modo integrato più livelli di analisi in relazione alla complessità del sistema studiato

… Da allora l’attenzione dei fisici si è concentrata in modo particolare verso le strategie cognitive con le quali si mettono a punto le teorie scientifiche, intese non come mera “rappresentazione” dei fatti ma piuttosto come un modo, mai unico e neppure univoco, di “organizzarli” all’interno di una costruzione teorica.


è vero, non so molto del teorema di godel
della macchina di turing o della teoria del quantum brain
e forse tempo fa avrei lasciato da parte questo libro

ma proprio in questi in questi giorni sto leggendo
la testa ben fatta di edgar morin



a pagina 113 morin parla dell'occhio extradisciplinare

L'apertura è tuttavia necessaria. Accade anche che uno sguardo ingenuo da amatore, estraneo alla disciplina, risolva un problema la cui soluzione era invisibile in seno alla disciplina. Lo sguardo ingenuo, che evidentemente non conosce gli ostacoli che la teoria esistente oppone all'elaborazione di una nuova visione, può, spesso a torto, ma talvolta a ragione, permettersi questa visione.

Darwin, per esempio, era un amatore illuminato: Lewis Mumford ha attribuito a suo merito il fatto di non avere una formazione universitaria specializzata e anche di non avere una formazione biologica se non attraverso la sua passione per gli animali e la sua collezione di coleotteri. E Mumford conclude: " Data questa sua assenza di fissazioni e di inibizioni scolastiche, niente ostacolava il risveglio di Darwin di fronte a ogni manifestazione dell'ambiente vivente.

Nello stesso modo, il metereorologo Wegener, guardando ingenuamente la carta dell'Atlantico meridionale, aveva notato che l'africa occidentale e il Brasile si adattavano l'una all'altro. Rilevando similitudini di fauna e di flora, sia fossili che attuali, da una aprte all'altra dell'oceano, aveva elaborato, nel 1912, al teoria della deriva dei continenti: questa a lungo rifiutata dagli specialisti perchè "teoricamente impossibile", undenkbar, è stata accettata cinquant'anni più tardi, in particolare dopo la scoperta della tettonica a placche.

Marcel Proust diceva "Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere un occhio nuovo". Jacques Labeyrie ci ha suggerito il teorema seguente, che sottoponiamo a verifica: "Quando non si trova una soluzione in una disciplina, la soluzione viene dal di fuori della disciplina."


trovo queste parole entusiasmanti e dense di significato

per questo martedì 27 maggio alle ore 18.00
andrò ad ascoltare ignazio licata
che presenterà il libro alla libreria la feltrinelli
di via vittorio emanuele orlando a roma

sarà interessante sperimentare
il mio occhio extradisciplinare

e voi...volete provare?

2 commenti:

annarita ha detto...

Grazie della segnalazione del libro di Licata. Sembra molto interessante...mi hai fatto venire la voglia di leggerlo;)

La tematica che proponi è affascinate e mi ritrovo perfettamente nelle considerazioni che ne scaturiscono.

Ho letto "La testa ben fatta" ormai cinque volte e sempre ne rimango affascinata.

Tra le tante suggestioni proposte dal libro di Morin, una mi fa riflettere in particolare:
"Si ha effettivamente necessità di un pensiero capace di:
- cogliere che la conoscenza delle parti dipende dalla conoscenza del tutto e che la conoscenza del tutto dipende dalla conoscenza delle parti;
- riconoscere e trattare i fenomeni multidimensionali, invece di isolare in modo mutilante ciascuna dele loro dimensioni;
- riconoscere e trattare le realtà che sono nel contempo solidali e conflittuali (come la stessa democrazia, sistema che si nutre di antagonismi mentre li regola);
- rispettare il diverso pur riconoscendo l'uno.
A un pensiero che isola e separa si dovrebbe sostituire un pensiero che distingue e unisce. A un pensiero disgiuntivo e riduttivo occorrerebbe sostituire un pensiero del complesso nel senso originario del termine complexus: ciò che è tessuto insieme.
La riforma del pensiero non parte da zero. Ha dei precedenti nella cultura umanistica, nella letteratura, nella filosofia e si sta delineando nelle scienze."

Bello il tuo blog...in tutti i sensi:)
Buon fine settimana
annarita

roberta buzzacchino ha detto...

ciao annarita

grazie per aver voluto condividere una pagina del libro di morin

torneri volentieri indietro nel tempo
per avere una prof. come te !!

:)

a presto
r