29 gennaio 2013

progettare la tesi di laurea con le mappe mentali

Oggi una nuova di storia di mind mapper

Ce la racconta Sara Carcangiu laureata il 14 gennaio con 110 e lode all'Università Sapienza, Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione, Corso di laurea in Organizzazione e marketing per la comunicazione d’impresa, Cattedra di Pianificazione dei media nella comunicazione d’impresa del Prof. Marco Stancati

Ricordo ancora quella lezione di tanti mesi fa...

Il professor Marco Stancati ci presentò Roberta che, in modo chiaro ed efficace, ci spiegò le basi del mind mapping per apprendere e comunicare. Ascoltai la lezione con attenzione, mista a perplessità, come del resto accade per tutte le novità in cui ci imbattiamo nella vita. Era un nuovo metodo di ragionamento, fantasioso e colorato. Capii fin da subito che faceva per me.

Pochi giorni dopo, durante un'altra lezione, mi vennero in mente tutte le cose che avevo ascoltato, ed inconsciamente incamerato. Senza pensarci troppo provai – per la prima volta – a prendere appunti in modo radiale. Mi dissi: “Oh mio Dio, ma sono utili davvero!”.

Incredibile, senza accorgermene avevo imparato un metodo nuovo, che fin da subito mi era entrato nel cuore.

I mesi passarono, ed arrivò il temuto momento di chiedere la tesi. Mi rivolsi al professor Stancati, il docente che ritenevo più in linea con i miei gusti, il mio modo di pensare, di concepire il mondo della comunicazione. “Una tesi su Youtube....sicuramente la rifiuterà” pensai, aspettando che fosse il mio turno fuori dalla porta del ricevimento. E invece il tema venne molto apprezzato dal docente, che subito mi assegnò la tesi e quella che sarebbe stata la mia tutor, Roberta. Il cerchio si chiudeva. Le mappe tornavano, e questa volta era il momento di usarle davvero.

Durante il primo incontro con Roberta, accadde qualcosa che mi colpì nel profondo. Mentre le parlavo del mio progetto, lei aveva preso carta e matita ed iniziato a "disegnare". Un gesto davvero inconsueto, specialmente in ambienti professionali. Qualche tratto e la mia tesi era lì su quel foglio, sotto forma di mappa, con le primissime parole chiave che cominciavano a delineare il mio ragionamento. Sbalorditivo.




Ancora non sapevo che il mind mapping sarebbe stata la metodologia su cui avrei basato tutto il mio lavoro, e che mi avrebbe così tanto semplificato la vita. Eh si perchè l'aspetto più difficile per scrivere la tesi non è stata la redazione, ma la delicatissima fase iniziale della progettazione.

Mettere in ordine i concetti, selezionarli, collegarli fra loro, creare qualcosa che abbia un senso compiuto, è quella la parte più ardua. Da lì poi è tutto più facile. Quella che segue è una delle primissime mappe che ho fatto.
















Ho realizzato a mano solo le prime mappe, poi vista la mia pigrizia e la mia poca attitudine al disegno, ho deciso di affidarmi ad un software. La prima mappa rappresentava la tesi nel complesso. Al centro la parola Youtube e sei rami che ne costituivano i capitoli.













Nei mesi successivi le mappe sono state tantissime: una per buttare giù la scaletta dei capitoli e paragrafi, una durante la scrittura, e poi un'altra ancora a capitolo ultimato. Credo di averle modificate fino a pochi giorni prima di andare in stampa. 

Il bello del mind mapping è proprio questo: un sistema aperto, che ti permette di spaziare con la fantasia, allenarti al ragionamento, modificare i percorsi da intraprendere, creare connessioni che non ti aspettavi.

Ad un certo punto le mappe aumentavano sempre di più così Roberta mi ha proposto di tenere traccia di tutto il mio percorso attraverso un blog in cui descrivere i progressi, comunicare, scambiare opinioni, esaminare la strada fin lì percorsa. Ma non ci siamo fermate lì: la tecnologia è stata totalmente messa al servizio della didattica e dell'apprendimento. Per usare al meglio il tempo i nostri incontri sono avvenuti in video conferenza su Skype, mentre le correzioni dei capitoli sono state realizzate sfruttando le funzioni “evidenziatore” e “commenti” di Adobe Acrobat.

Terminata la progettazione con le mappe mentali mi sono sentita pronta per passare alla fase della redazione e ho cominciato a scrivere con word. Il testo così strutturato però non mi bastava. Volevo realizzare qualcosa che mi rappresentasse, che rispecchiasse il mio mondo. Ho quindi impaginato tutto l'elaborato con In-design, perchè volevo che la mia tesi fosse interessante, ma anche bella da vedere.

Quando pensavo di essere a buon punto, Roberta mi ha lanciato una nuova sfida intellettuale: trovare una metafora che legasse tutti i miei ragionamenti, che riuscisse a descrivere tutto ciò che avevo scritto attraverso una sola immagine.

In un tardo pomeriggio di pioggia, io e Roberta ci siamo sedute ad un tavolo, e davanti ad un grandissimo foglio bianco, abbiamo iniziato a buttare giù idee, figure, concetti. “Cos'è Youtube?”, era questa la domanda da cui bisognava partire. Da lì altre mappe, altri ragionamenti, collegamenti. Fino all'idea finale.
















Ho scelto di rappresentare Youtube come una casa, in cui tanti decidono di entrare, per vari motivi, e trovare ospitalità. Possono arredare il proprio spazio, renderlo unico, personale. Una casa fatta con i simboli tipici del sito, situata in un prato che rappresenta il web 2.0.

Quello che segue è lo "scarabocchio" che ho fatto quel pomeriggio. E' proprio bruttino, ma Roberta mi ha insegnato a non preoccuparmi in questa fase della parte estetica, ma rimanere concentrata sull'idea da sviluppare.
















All'inizio la metafora di Youtube come "casa" mi sembrava un po' bizzarra, lo dico sinceramente. Poi però, dopo varie serate passate a lottare con Photoshop, l'ho vista: era finita, era completa, era esattamente come l'avevo pensata, e l'avevo fatta io! Non sono un genio della grafica, lo ammetto, ma con l'aiuto di mani un po' più esperte di me ci sono riuscita. E ne andavo – e ne vado – davvero fiera.
















A questo punto potevo dirmi soddisfatta, e invece le sfide non erano ancora finite.

Dovevo creare una presentazione per la discussione della tesi che rendesse merito a tutto il mio lavoro, che lo valorizzasse al meglio. Ho deciso quindi di cimentarmi ancora una volta con un programma mai utilizzato: Prezi. Non ringrazierò mai abbastanza Roberta per avermelo fatto conoscere, anche perché si sta rivelando uno strumento davvero ottimo nella mia vita professionale.

Alla fine, dopo diversi mesi di lavoro, mille timori e angosce, tutto è andato per il meglio. Non parlo del voto finale, ma della valutazione complessiva che faccio di tutto il mio percorso.

Ho avuto la gioia di essere affiancata da persone stimolanti come il professor Stancati e Roberta, che mi hanno spinto a misurarmi con nuove avventure, nuovi ragionamenti, nuovi stili di pensiero. Ho usato tanti strumenti nuovi, e allo stesso tempo ho ripreso in mano quelli vecchi, quelli che non si usano più, carta e matite per esempio.

E' stata davvero dura, ma ho amato ogni singolo istante di quelli che sono stati i mesi più intensi della mia vita. 

Sara Carcangiu

La mia tesi di laurea

 La presentazione con Prezi




25 gennaio 2013

Correre verso la verità con la penna in mano

oggi sono pronta con carta e penna
per iniziare la prima edizione del corso
Il potenziale creativo della scrittura a mano
e con piacere leggo l'articolo pubblicato ieri
su Venerdì di Repubblica

Tanti caratteri ma zero carattere:
la grafia fasulla invade libri e pc
di Nicla Vassallo




Segnalo inoltre che l'articolo di Michele Boroni
A lezione di calligrafia: la bella scrittura come brand 
è stato tradotto in francese dalla rivista on line
Courrier international con il titolo Soigner son écriture

écrivons à la main !

17 gennaio 2013

saper imparare #1

riprendo il precedente post perchè oggi
leggendo il catalogo della mostra
Benzine. Le energia della tua mente
mi sono soffermata su saper imparare 

Una buona istruzione è indispensabile per vivere in una società avanzata e farla funzionare. E se la società cambia rapidamente, altrettanto rapidamente cambiano anche le cose da sapere. Quindi bisogna continuare a imparare. 

Molti paesi, come Finlandia, Canada e Olanda stanno già cambiando il modo di fare scuola. Perfino Giappone e Cina, che fino a ieri si basavano sull’apprendimento a memoria per superare un esame dietro l’altro, oggi privilegiano invece l’iniziativa, il pensiero critico, l’analisi dei dati, la creatività e la capacità di decidere e di risolvere problemi reali. (... continua pag.66)

sulla base della mia esperienza come docente di mind mapping
ho potuto constatare che le mappe mentali rappresentano
per lo studente un valido metodo per imparare
a conoscere le proprie risorse mentali

abbandonando alcuni automatismi della scrittura lineare,
si rielaborano i contenuti visualizzando le connessioni
si creano nuovi collegamenti, si scelgono con cura le parole chiave

per fare esempi concreti di questo approccio
nei prossimi post vi propongo le esperienze
degli studenti del master Publi.Com8 che
dopo aver frequentato il mio laboratorio di mappe mentali
hanno subito applicato il metodo in diverse occasioni

la prima storia ce la racconta cristina li cavoli
che ha utilizzato le mappe nel processo di scrittura

La mia "esperienza radiale" è iniziata un sabato pomeriggio nella sala d’attesa dell’aeroporto Fiumicino di Roma.

Pochi giorni prima avevo seguito la lezione di Mappe Mentali e per questo avevo ancora in borsa fogli bianchi e penne colorate. Dovevo aspettare ancora 4 ore prima dell’imbarco e nella mente cercavo di riorganizzare tutto quello che avrei dovuto fare al mio rientro a casa: in primis, la ricerca di informazioni, dati, foto per un articolo da pubblicare nella rivista con cui collaboro da qualche mese, dedicato ai lavori di riqualificazione della Piazza di Terrasini, comune in provincia di Palermo, argomento incandescente e ricco di polemiche tra cittadinanza e amministrazione.

Impresa ardua quando si tratta di scrivere senza far trapelare considerazioni personali, con tutta l’obiettività possibile. Un lavoro certosino e impegnativo che richiedeva concentrazione e organizzazione. Era necessario quindi dare ordine al caos e ottimizzare i tempi, in previsione di una scadenza vicina.

Non avendo il portatile con me, ho abbozzato una mappa mentale: al centro ho disegnato la Piazza Duomo stilizzata e da lì ho tracciato i primi rami. Il primo quadrante è riuscito bene: avevo calcolato bene gli spazi da riempire.

Qualche difficoltà invece è arrivata in due momenti. Cercando di seguire filo logico di un ragionamento, ho inserito un ramo con troppe biforcazioni creando un pò di confusione. Per questo ho preferito lasciarlo in sospeso e andare avanti. Continuando a scrivere in modo radiale mi sono resa conto che nella parte sinistra della mappa avevo esagerato con i rami di IV, V livello e, a quel punto, mi sono arresa all’evidenza che probabilmente dovevo trovare degli “aiuti” visivi per eliminare le lunghe ramificazioni. Ripartire da capo era la soluzione migliore: nuovo foglio stesso obiettivo.

Nel giro di poco tempo ho prodotto un numero infinito di mappe, ma ero ancora lontana da quella definitiva. Il lavoro di mind mapping è stato lungo: la mappa, a poco a poco, è passata da una modalità bianco/nero a un’esplosione di colori. Ogni passo è stato graduale, come se la mia mente e la mia mano si dovessero adattare alla visione orizzontale del foglio e, se vogliamo filosofeggiare, della realtà.

Gli aspetti fondamentali dell’utilizzo delle mappe mentali stanno, a mio avviso, nella personalizzazione del prodotto “mappa”, nella facilità di comprensione di ogni sua parte e nella possibilità di passare da un ramo ad un altro, da un quadrante ad un altro senza seguire necessariamente uno schema lineare. I risultati sono: idee chiare, efficacia ed efficienza e, cosa più importante tanto spazio alla creatività.

Ora volete sapere com’è andata a finire con il mio articolo?

Questa è la mappa per progettare il testo dell'articolo su Piazza Duomo.

















Da questa mappa è nata una sottomappa che io ho definito “organizzativa” che raccoglie tutto quello che sta dietro la stesura della notizia: raccolta materiale, fonti, dati, chiamate, appuntamenti, ricerca etc...

















L’ultimo step è stato aprire la pagina Word e trasformare ogni singola parola chiave della mappa in una frase; ed infine, attendere l’uscita della rivista e sperare di ricevere commenti positivi dai lettori, la più bella gratificazione che possa ricevere il giornalista appassionato.

Riqualificazione e arredo urbano di Piazza Duomo: il rilancio di un paese attraverso il recupero dello spazio pubblico. 

Cristina Li Cavoli




15 gennaio 2013

accendi il tuo motore !


per iniziare bene questo nuovo anno
bisognerebbe visitare la mostra
Benzine. Le energie della tua mente.
che si terrà a Bologna dal 19 gennaio al  10 febbraio
e a Milano dal 19 febbraio al 24 marzo



Obiettivo della mostra è imparare a conoscere e a valorizzare le energie mentali di cui ciascun individuo è dotato, e comprendere in che modo possano servire per creare qualcosa di nuovo, in qualsiasi campo. L’esposizione si articolerà in sette ambienti espositivi, dedicati ad altrettante forme di “energia”, in cui le intuizioni di alcuni grandi artisti contemporanei saranno affiancate da exhibit che illustrano le scoperte scientifiche sul funzionamento del nostro cervello. 

Le 7 benzine sono:

l’arte, cioè la capacità di vedere in modo nuovo e di immaginare qualcosa di nuovo;
le idee, la vera moneta del nuovo mondo;
la creatività, ovvero la capacità di produrre idee originali;
gli altri, quindi la collaborazione con le altre persone;
il nuovo, cioè la capacità di capire, adeguarsi e guidare i cambiamenti;
saper imparare, vale a dire la voglia e gli strumenti per continuare a imparare o a usare quanto già imparato in situazioni nuove;
la passione, cioè la capacità di motivarsi da soli per riuscire sempre meglio in vista di obiettivi più grandi del nostro interesse personale.

per iniziare a fare il pieno di benzina
e accendere il mio motore
leggo l'introduzione al catalogo
della mostra scritta da annamaria testa
e ripasso le fasi del processo creativo
con questa mappa mentale :)




pensieri in libertà

sono stata un pò in silenzio
perchè ogni tanto mi piace
lasciare i pensieri liberi
di fare quello che vogliono

comunque domani vado a prenderli
e li rimetto tutti in riga ;)

19 dicembre 2012

antica e moderna contemporaneamente

Come già anticipato nel precedente post
in questi mesi le mie mappe mentali
sono tutte incentrate sulla scrittura
e per trovare ispirazione ho scelto il libro
Lavoro, dunque scrivo! di Luisa Carrada




















Sono particolarmente legata a questo libro
per diversi motivi: dal 2003 leggo il blog di luisa
e non mi sono mai persa un post; nel 2007
ho scritto un quaderno per il suo sito
e con il tempo sono diventata sua amica anche offline :)

A poco a poco le nostre scritture, apparentemente lontane,
si sono intrecciate perché entrambe crediamo
che l’origine della scrittura, che sia lineare o radiale,
si trovi nel segno che si sviluppa nello spazio

A testimonianza di questa visione il secondo capitolo
del libro, Dalle fondamenta al tetto dell’edificio testuale,
è dedicato al processo di scrittura e in particolare
nella fase della progettazione è consigliato
anche l’uso delle mappe mentali

Ogni volta che aggiungiamo una pur piccola informazione al nostro “magazzino” scatta il bisogno di collegarla con ciò che abbiamo raccolto: discriminiamo, selezioniamo le informazioni più significative, le uniamo in catene associative, le proiettiamo nel futuro, scopriamo nuove griglie cerchiamo nuove informazioni e vediamo cose che non avevamo visto prima. 

Tanto vale allora visualizzarle, queste connessioni, in modo da averle costantemente sotto gli occhi. Un buon modo è disegnare una mappa mentale (…) 

Per mostrare un esempio concreto sono pubblicate
due mie mappe mentali e di questo ne sono felice ed orgogliosa

La prima spiega a cosa servono le mappe mentali
















La seconda, invece, mostra il nostro laboratorio di scrittura:
un cervello instancabile, sempre in attività
dove parole e immagini si intrecciano, si integrano
















Ogni pagina del libro è perfetta per un brain fitness tonificante
perché mentre si legge non si può fare a meno di vedere

Infatti la copia cartacea del mio libro
si sta riempiendo di schizzi, micro mappe
che annoto al margine del testo
perché le metafore utilizzate meritano di essere ricordate



Ovviamente il secondo capitolo mi ha molto ispirato,
anche perché il titolo mi rimanda alla metafora architettonica 
che ho utilizzato nel mio recente articolo,
e per questo ho realizzato il mio edificio radiale
mettendo in evidenza i passaggi per me più significativi















Questa mappa per me ha un significato particolare
perchè mi fa sentire antica e moderna contemporaneamente:
scrivere a mano mi lega al passato, unire parole e immagini
seguendo un processo non lineare ma radiale
mi porta verso il futuro dove c'è spazio per nuove scritture

:)

13 dicembre 2012

#scriviamoamano per riflettere e creare

in questo periodo sono immersa completamente 
nella scrittura intesa sia come forma che contenuto

lo scorso week end sono stata ad arezzo per 
la lezione di calligrafia che è stata ancor più piacevole
perchè sul nostro tavolo da lavoro, oltre a carta e pennini,
c'era anche La Lettura del Corriere della Sera
dove abbiamo letto l'intervista che Michele Boroni 
ha fatto alla nostra maestra Monica Dengo





















«Con l’avvento della stampa si pensava che la scrittura a mano sarebbe scomparsa — racconta Monica Dengo, calligrafa e ideatrice di corsi di scrittura —. Invece è diventata uno strumento propulsore che ha dato vita a una moltitudine di scritture individuali desiderose di pubblicazione. Allo stesso modo, ora che stiamo gradualmente perdendo la scrittura manuale in favore di quella digitale, ci si rende conto che la calligrafia non serve solo a trasmettere un messaggio, ma anche un bisogno profondo di esprimere la propria specifica, inimitabile personalità»

nell'articolo si parla anche del nostro hastag #scriviamoamano
grazie al quale chi partecipa ai corsi rimane in contatto
con gli altri e magari fa venire un pò di curiosità
a chi non è venuto, ma ci sta pensando... ;)

questo connubio analogico-digitale mi piace molto
penso che renda più variegato quello che faccio
e condividerlo con gli altri mi stimola a fare pratica
e a fare delle scelte in modo più consapevole

per esempio ieri ho scoperto che esiste
l'app whims che permette di scrivere messaggi
utilizzando diversi tipi di lettering e colori

sono stata tentata di scaricarla subito
ma poi mi sono chiesta cosa realmente volevo:
essere veloce e perfetta con l'app, oppure
riflessiva e creativa con la mia mano ?

ho scelto la seconda possibilità e ho scritto
una frase di Rainer Maria Rilke
immaginando prima nella mia mente
la forma di ciascuna parola e poi tracciandone
il segno sul foglio di carta

il risultato non è certo perfetto
ma il piacere nel farlo, quello sì
come ben descrive l'amica luisa carrada

... sperimenti, la differenza tra significato e significante, la parola e la sua forma; con il privilegio di essere tu a forgiarla e a capire che puoi farlo in mille infiniti modi...



e così scrivendo il futuro è subito arrivato!

p.s.
nell'articolo di michele boroni sono citata anche io 
come mind mapper che utilizza la calligrafia 
per scrivere in modo radiale con le mappe mentali

nel prossimo post vi racconterò dei miei esercizi ;)

29 novembre 2012

storia di un'idea


Alcuni lettori del mio recente articolo
Mappe mentali per apprendere e comunicare
mi hanno chiesto di conoscere maggiori dettagli
sulla metafora architettonica che ho utilizzato per descrivere
il passaggio dalla scrittura lineare a quella radiale.















L'idea della metafora è nata diverso tempo fa
leggendo il libro Il momento della complessità,
scritto nel 1999 dal filosofo americano Mark Taylor
che utilizza il Seagram Building e il Guggenheim Museum
per descrivere il passaggio da un mondo strutturato
secondo griglie ad uno organizzato in base a reti.


Nel 2008 ho utilizzato questa metafora nell'articolo
pubblicato dalla rivista Inail e dal magazine 7thfloor.









Dopo quell'articolo la metafora non mi ha più abbandonata.

Ho continuato a riflettere e mi sono chiesta
se Mark Taylor dovesse riscrivere oggi quella metafora
quale edificio sceglierebbe come simbolo della metamorfosi?
Farebbe sempre riferimento al Guggenheim Museum del 1999
oppure sceglierebbe un'altra opera architettonica più recente?

Ho cominciato quindi a ricercare un edificio
costruito più recentemente che potesse rappresentare
l'ulteriore trasformazione della nostra società.

Sono trascorsi così due anni quando, inaspettatamente,
ho trovato la risposta visitando nel 2010
il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo 
che ho raccontato in questo post con parole e foto:



Tornata a casa, con gli occhi ancora colmi di bianco e di luce,
volevo saperne di più su quell'opera architettonica che aveva
coinvolto tutti i miei sensi e così ho cominciato a leggere
MAXXI Museo delle Arti del XXI secolo
Zaha Hadid l'opera completa
















Mentre leggevo la mia attenzione era attratta
dagli schizzi, i primi segni tracciati da Zaha Hadid
da cui sarebbe nata la sua grande opera:
semplici linee che creavano delle curve sinuose.
















Poi ho guardato con attenzione una fotografia
che ritraeva dall'alto il MAXXI incastonato
nel tessuto urbano del quartiere Flaminio di Roma:
un edificio bianco dalle forme flessuose
immerso in un reticolo di strade e linee tranviarie.
















Questa foto ha colpito molto la mia immaginazione
e così ho preso un quaderno e l'ho ricopiata:
in quelle linee flessuose ho intravisto i rami
di una mappa mentale che interrompono
il rigido schema della gabbia di impaginazione.
















Così, libri alla mano, ho cominciato a ragionare
per capire come potevo utilizzare quell'edificio
per sviluppare la metafora architettonica di Mark Taylor.
















Questa è la mappa mentale che ho iniziato a novembre 2010
con la quale analizzo le caratteristiche dei tre edifici:
Seagram Building, Guggenheim Museum e MAXXI.
















Le tre diverse date in alto a destra mi ricordano
che ho lavorato su questa mappa per diversi mesi
cancellando, spostando, aggiungendo parole chiave.

L'utilità della mappa mentale è proprio questa:
ti permette di sviluppare un'idea come se fosse
il progetto di un edificio che nasce sulla carta
dove vengono tracciate le strutture portanti, essenziali.

Successivamente ho sentito la necessità
di fare una mappa specifica sul MAXXI.
















Con il tempo nel mio quaderno ho raccolto tante altre mappe,
articoli di giornali, post-it per ricordare citazioni di libri.
Mi sono poi lasciata rapire dal visual utilizzato
durante la campagna di comunicazione del MAXXI
e dalle opere ComplexCity dell'artista Lee Jang Sub.





















Continuavo sempre a ragionare sul passaggio
griglia > rete > spazio...




















Il tempo intanto trascorreva e ad aprile 2011
si è aggiunto un importante tassello del mio puzzle:
la rivista Abitare n.511 Being Zaha Hadid



















Gli articoli offrono una carrellata dei lavori più importanti
della Hadid e quello che mi ha più colpito è la morfologia organica
che caratterizza le forme delle sue opere:
onde, dune, ostriche, ciottoli...

Ovviamente il riferimento alla morfologia organica
non poteva non richiamare la mia attenzione di mind mapper
considerato che la struttura di una mappa mentale
è analoga a quella di un neurone.

Così ho fatto una mappa mentale per ricordare meglio
questo interessante particolare:



Continuando la lettura della rivista Abitare
mi ha poi colpito l'articolo dedicato
all'inaugurazione del MAXXI:




















Prima di tutto, bisogna dire che la caratteristica speciale, unica, di questo museo è il fatto che si basa su un formalismo applicato con estremo rigore. 

È costruito come un fascio di linee che scorrono insieme fino a quando si dividono, si incrociano o seguono curvature angolari. Il loro fluire crea degli spazi all’interno e all’esterno di questi muri portanti, ma nel contempo il movimento continua, ritornando su se stesso, salendo o girando. Le gallerie sono degli spazi infiniti, che continuano a scorrere e a perpetuarsi senza interruzioni. 

Non esiste un punto in cui gli spazi iniziano o finiscono e non c’è neppure un punto di ingresso privilegiato. 

Tutto questo fa parte del fascino di questo edificio. È molto difficile scomporre questo insieme in una serie di gallerie separate, a cui dare un nome. Si tratta di un movimento perpetuo. Lo spazio compreso fra i due muri è sereno, contemplativo e silenzioso e si apre su panorami molto profondi, in cui convergono molti livelli e direzioni. 

È a questo punto che l’osservatore diventa flâneur e può vagare con lo sguardo sul paesaggio o sull’ambiente urbano da cui emergono continuamente tracce e stimoli. In questo edificio non c’è un modo preciso per orientarsi, bisogna solo abbandonarsi al suo fluire (...).

In questa descrizione ho trovato molte analogie
con le caratteristiche di una mappa mentale
che si sviluppa nello spazio orizzontale di un foglio:
le parole chiave vengono scritte su rami curvilinei
e la lettura non è sequenziale ma può fluire
da un punto all'altro a seconda dello svilupparsi
delle connessioni del pensiero.

Trovando queste analogie mi sono chiesta chi fosse
la persona che descriveva il MAXXI
con tanto calore e dovizia di particolare.

Ho scoperto così Patrick Schumacher,
braccio destro di Zaha Hadid, che ha sviluppato
il concetto di parametricismo: metodo di progettazione
che utilizza i programmi di modellazione in architettura
in maniera creativa.




















Vi invito a leggere il suo articolo La città parametrica
che, nella sua brevità, è molto denso di concetti
e in questo post posso riportarne solo alcuni

Prima di affrontare la questione di come migliorare le nostre città dal punto di vista dell’ingegneria ambientale, dobbiamo trovare una risposta all’interrogativo su quali siano le morfologie architettoniche e i modelli urbanistici più adatti a vitalizzare e a rinnovare la vita produttiva e i processi della comunicazione, da cui dipende lo svolgersi di ogni attività.

Il parametricismo sta per diventare il primo nuovo stile globale che potrà e dovrà sostituire il modernismo come vero stile di un’epoca. Per fare questo dovrà opporre alle vestigia della monotonia del modernismo e alla cacofonia del caos urbano esplosa alla vigilia della sua fine un ordine complesso e variegato che si ispiri ai processi autorganizzati della natura.

La premessa del parametricismo consiste nella parametrica malleabilità di tutti gli elementi architettonici e urbani. Invece di mettere insieme rigide ed ermetiche figure geometriche, come tutti i precedenti stili architettonici, il parametricismo avvicina componenti malleabili in un gioco dinamico di mutue rispondenze e di adattabilità al contesto.

Ho associato l'espressione parametrica malleabilità
di tutti gli elementi alle caratteristiche di una mappa mentale:
parole chiave, immagini, simboli, codici,
colori che si relazionano in un "gioco dinamico".

Trovando l'articolo di Schumaker
particolarmente interessante l'ho analizzato
con questa mappa mentale:




















Mi sono soffermata anche su questo concetto:

La progettazione del MAXXI non parte da un “solido platonico” o da una geometria chiusa e regolare: il diagramma di base è un boomerang di 6 linee ricurve che scivolano parallele tra loro e striano il campo in cui fluiscono.

Quindi, per riprendere l'analogia,
l'edificio parametrico e la mappa mentale,
non partono da geometria chiusa
ma da linee che striano il campo in cui fluiscono.



Seguendo questa analogia nel mio quaderno
ho disegnato le linee di un ipotetico foglio a righe
che si liberano dalla gabbia verticale dell'impaginazione
e striano un campo orizzontale andando a comporre
una forma organica, una struttura attraverso la quale
possiamo rappresentare il proprio pensiero.


















Mettendo insieme le diverse riflessioni,
ho composta la mia metafora architettonica:



P.S.
Nelle ultime pagine della rivista Abitare ho trovato la mappa 
di una ipotetica città denominata Hadid City 
formata da tutti gli edifici realizzata da Zaha Hadid:















E' la città di un futuro forse non troppo lontano
considerato che sempre più frequentemente

Non ho saputo resistere e ho fatto un veloce collage,
la testa sensoriale/visual del museo MAXXI 
sul taccuino Inail, compagno di tante avventure radiali,: 

Il comunicatore del XXI secolo vive in una città parametrica, percorre sentieri creativi, scrive in modo sinsemico e prende appunti con una mappa mentale su un taccuino orizzontale.

27 novembre 2012

La forma dei pensieri




















I nostri pensieri prendono forma nel cervello fluttuando su onde elettriche generate da gruppi di neuroni che si accedono all'unisono: ogni gruppo neurale crea una differente fluttuazione che corrisponde a un pensiero, a un ricordo, a una percezione o a un comportamento.

Lo dimostra uno studio del Mit e della Boston University pubblicato su "Neuron", che fa luce su uno dei misteri delle neuroscienze: come i neuroni formano i pensieri. Nel cervello la loro attività genera onde elettriche di diversa frequenza. 

L'idea è che ogni pensiero prenda corpo grazie a un gruppo di neuroni che si mette a "suonare" e non interferiscono l'uno con l'altro perchè fluttuano su onde distinte generate da insiemi neurali distinti.

tratto dalla rubrica "Scienza" di Francesca Cerati
pubblicato in Nòva24 del 25 novembre 2012

**** aggiornamento del 29 novembre 2012

il sito Nuovo e Utile oggi propone tre articoli
usciti negli ultimi mesi su mente e cervello
ne consiglio caldamente la lettura

se poi volete potete anche giocare
Fate crescere il vostro neurone!

Quest’ultimo link non vi rimanda a un articolo, ma a un gioco (attenzione: crea dipendenza!) che consiste nel far crescere un neurone, acchiappando proteine ed evitando i neuroni nemici. Nella pagina principale trovate il pulsante che vi rimanda a una spiega (the science. Consiglio anche un clic sul link su Brains: The mind as matter) e trovate anche il pulsante che vi rimanda alle regole. E poi potete cominciare. Ma se riuscite a mettere insieme solo una cellula di Golgi siete delle schiappe.

14 novembre 2012

#scriviamoamano si replica sabato 1 dicembre !




















sabato e domenica scorsi si sono svolti i laboratori
Il potenziale creativo della scrittura a mano 
con Monica Dengo, di cui ho già parlato qui e qui

le giornate sono andate benissimo e questi sono
i racconti di alcuni partecipanti che ringrazio
per aver voluto condividere la loro esperienza

#hoscrittoamano! di Luisa Carrada

Il corpo della scrittura di Alessia Rapone

Riscriversi con la giusta calligrafia di Fabiana Canale

Il respiro tra le righe di Anna D'Errico

per quanto mi riguarda ho scritto un racconto
con foto che ho condiviso su instagram, facebook e twitter
per rendere la scrittura un momento social ;)

grazie al passaparola in rete abbiamo ricevuto
altre richieste di iscrizione e per questo
il laboratorio sarà replicato sabato 1 dicembre

vi aspetto :)

06 novembre 2012

Opening the door of the 21st century


oggi ho condiviso il mio articolo con due community
di mind mappers nella convinzione che sia importante
il confronto per migliorare e continuare a crescere

la prima è Le mappe del pensiero presente su linkedin
fondata e coordinata da Alberto Scocco
la seconda è Biggerplate fondata da Liam Hugges

per i mind mappers che non vivono in italia
l'articolo e la mappa sono stati tradotti in inglese
Mind maps for learning and communicating














p.s.
per la traduzione dell'articolo in lingua inglese
ringrazio Marian Dougan di DNA Language
per l'alta professionalità e competenza

28 ottobre 2012

Aprire la porta del XXI secolo

Oggi festeggio una nuova tappa del mio viaggio radiale





















La rivista Inail n.1/2012 ha pubblicato il mio articolo
Mappe mentali per apprendere e comunicare 
con introduzione di Marco Stancati




















Ieri un’amica dopo averlo letto mi ha chiesto:
quanto tempo hai impiegato per scriverlo 
e io senza alcuna esitazione ho risposto:
quasi 9 anni !

E sì, perché quello che ho scritto rappresenta
il mio personale approccio al mind mapping 
che ho maturato nel tempo grazie alla lettura
di libri illuminanti, conversazioni con persone ispiranti,
studenti desiderosi di sperimentare e imparare
e anche molti silenzi dentro e fuori di me

Questo l’abstract dell’articolo

Il comunicatore del XXI secolo vive in una città parametrica, percorre sentieri creativi, scrive in modo sinsemico e prende appunti con una mappa mentale su un taccuino orizzontale. 

Le mappe mentali hanno un’infinità di usi in campo professionale; ma servono anche per organizzare la nostra quotidianità, fatta di pensieri ed azioni. Insomma per non perdere il controllo di aspetti importanti della nostra esistenza, sopraffatti dall’incalzare della Economia della Conoscenza. 

In questo articolo mettiamo a fuoco il rapporto tra “mappe mentali e apprendimento” e narriamo del percorso che ha portato l’Università Sapienza di Roma e quella di Córdoba a mettere insieme passione e esperienze per un progetto comune di approfondimento e ricerca. 

Un mio speciale ringraziamento va a Marco Stancati 
che sin dall’inizio ha creduto nel mio lavoro
e ha aperto le porte delle aule in cui è docente
dandomi la possibilità di insegnare il mind mapping
non solo attraverso la teoria, ma soprattutto
con tanta tanta pratica che ha coinvolto molti studenti

Ora vi lascio alla lettura dell’articolo
che la rivista Inail ha voluto pubblicare
sia in formato cartaceo che digitale
Le mappe mentali per apprendere e comunicare

Ovviamente non poteva mancare la versione radiale !
















Nei prossimi post racconterò del mio processo di scrittura
per condividere ancor di più con voi il mio viaggio radiale
e aprire insieme la porta del XXI secolo

:)

p.s.
l'articolo è stato tradotto in inglese
per la comunità di mind mapper sparsi per il mondo
Mind maps for learning and communicating

27 ottobre 2012

#scriviamoamano si replica domenica 11 novembre!

il workshop Il potenziale creativo della scrittura a mano
ha riscosso grande successo perchè in poco tempo
sono arrivate così tante iscrizioni che abbiamo deciso
di replicare il giorno successivo domenica 11 novembre

sembra che l'interesse per la scrittura a mano
sia comune a non poche persone come conferma
l'articolo, gentimente segnalato da @Pizeta,
The lost art of letter-writing di Charlotte Higgins
in cui cita ben tre libri di prossima pubblicazione
che trattano l'argomento






















A good handwritten letter is a creative act, and not just because it is a visual and tactile pleasure. It is a deliberate act of exposure, a form of vulnerability, because handwriting opens a window on the soul in a way that cyber communication can never do. You savor their arrival and later take care to place them in a box for safe keeping. 

bene, non resta che preparare carta e penna !




















per chi fosse interessato ci sono ancora
alcun posti liberi per domenica 11 novembre !